La nostra grandezza consiste appunto nel fare la volontà di Dio, la volontà del Padre, giorno per giorno, con gioia, con serenità, compiendo quello che costa poco e quello che costa molto, accettando le giornate di sole e quelle di pioggia, le giornate in cui stiamo bene e le giornate in cui stiamo poco bene, sforzandoci di volerci bene fra noi nella carità fraterna: questa è la carità, questo è l’amore.

Questo perché? Perché anche noi siamo chiamati a “completare la misura”. Scusate se insisto su questo perché mi pare che sia la base della vita cristiana. Altrimenti che cosa capita? Se troviamo una delusione nel nostro lavoro, possiamo trovarci in difficoltà, ma se noi teniamo presente questa nostra missione, allora capiamo che quello è il nostro Calvario e capiamo anche che quella è l’ora in cui noi dobbiamo essere i corredentori del genere umano.

Se invece non teniamo presente questo, noi agiamo secondo la logica umana e, presto o tardi, rifiutiamo e rigettiamo da noi, come il corpo che rigetta il cuore che gli è stato trapiantato, tutto quello che non è secondo il nostro modo di vedere e di sentire: compiamo un’azione di rigetto della volontà di Dio. Allora non salviamo i fratelli. Se invece già in partenza sappiamo che dobbiamo essere così, anche se suderemo sangue per strada, anche se spesso dal nostro cuore uscirà il grido straziante di Gesù: “Padre, se è possibile, passi questo calice” (Cfr. Mt 26,38-46) perché non ce la facciamo più, concluderemo sempre come lui: “Sia fatta la tua volontà”.

Bisogna saper mettere in preventivo la nostra partecipazione alla passione di Gesù, è necessario mettere in preventivo che noi salveremo i fratelli in questo modo.