Un cristiano non può amare il Signore e non amare i fratelli, non può amare il Signore e non piangere pensando ai fratelli che non hanno luce. Se uno si avvicina veramente al Signore, non può non sentire il bisogno di fare apostolato, di salvare i fratelli, di fare qualcosa per loro.

Il Signore ha dato la luce agli astri, non perché la tengano per sé, ma perché riscaldino la terra e tutto il firmamento. Alla stessa maniera tu devi trasmettere agli altri la luce che Dio ti ha donato, altrimenti ne sei responsabile. Non puoi dire: “Ma io non faccio peccati”, perché questo è già un peccato.

È sufficiente che una persona entri nel mezzo di un bosco e vi accenda un piccolo fuoco perché dopo poco tempo tutto il bosco sia in fiamme. La nostra missione nel mondo è quella di uno stoppino acceso che deve accendere. Dobbiamo incendiarci per incendiare, riscaldarci per riscaldare. Ecco allora quello che dobbiamo fare: andare davanti a Dio per avere, andare subito dai fratelli per donare.

Dobbiamo curare ambedue questi aspetti, perché se ne manca uno è come avere l’auto con una gomma sgonfia, per cui l’auto non può correre. Amore e fuoco apostolico non sono qualità naturali, ma devono essere alimentate con la buona volontà, con la preghiera, con i piccoli sacrifici. Non pretendete che crescano senza sforzo.

Ricordatevi che è assolutamente necessario che il cristiano sia pieno di amore di Dio, cioè di un amore presente anche nei momenti di freddezza, di aridità, di difficoltà nella preghiera, di sforzo per andare in chiesa perché se ne è perduta ogni attrattiva. L’amore è amore, non uno zuccherino da gustare. Il padre di famiglia si alza ogni mattina anche se è stanco e starebbe ancora a letto a dormire, e va al lavoro anche se ha la febbre, perché vuole bene alla sua famiglia. L’amore porta e comporta sacrificio.