Per conoscere la volontà di Dio non possiamo pretendere che scenda un angelo dal cielo e che dica: “Fa’ questo, fa’ quello!”, perché non saremmo neanche uomini. Il Signore ha lasciato anche a noi qualcosa da fare. Esaminata una cosa dinanzi a Dio, dobbiamo poter dire, che ci sembra che quella sia la cosa giusta da farsi. Allora, confidando nell’aiuto di Dio, perché sembra una attività utile per il regno di Dio, si parte.

Il partire non significa che dal cammino siano scomparse le difficoltà: le difficoltà restano. Può succedere anche che in qualche momento si trovino delle montagne insormontabili…,

può succedere di dovere ammettere: “Signore, ho sbagliato; mi sembrava di aver fatto le scelte giuste, ma ora mi sembra di avere sbagliato”. Se effettivamente riconosciamo di avere sbagliato, vuol dire che potremo pregare con sincerità: “Signore, bene per me se sono stato umiliato”, e accettiamo lo sbaglio come mezzo di santificazione.

Bisogna sempre esser pronti a fare la volontà di Dio: se il Signore mi facesse comprendere che è sua volontà che l’Istituto sia abbattuto, io disfo immediatamente trent’anni di lavoro, così, con semplicità. Ma nello stesso tempo, se si parte, si deve partire con tutte e quattro le mani e non con due soltanto, per difendere quella che è l’idea di Dio e non la nostra.