Il primo modo per meditare la passione di Gesù è questo: fermarsi a guardare lui e a guardarlo specialmente nel momento culminante della sua vita, quando si è volontariamente offerto vittima per i nostri peccati. Allora tu capisci che, se ti fermi, ma proprio ti fermi a vedere lui che accetta la croce, che viene condannato dai fratelli, che si incontra con la mamma, che si lascia spogliare, crocifiggere e che dalla croce, dopo averci fatto il regalo della Madonna, dice:  “Tutto è completato!”, tu hai delle lezioni meravigliose per la vita spirituale e nello stesso tempo ti incontri con lui e fai una certa amicizia con lui. E mentre considero Gesù innocente condannato, immediatamente cascano tutti i miei motivi per reagire davanti alle ingiustizie che subisco. Quando metto a confronto la mia vita con la sua, devo concludere: “Signore, mi vergogno perché dinanzi alla croce tu hai detto di sì, mentre io tante volte ho detto di no!”. Ecco allora che dalla passione del Signore io devo imparare a vivere la mia Messa ogni giorno, cioè a portare ogni giorno il contributo del mio sangue al sacrificio dell’altare, cioè devo continuare ad essere il Cristo. Cristo, il mio fratello glorioso, è in cielo; io, qui in terra, devo continuare ad essere lui, non soltanto nel compiere i miracoli, nel dare una testimonianza del Vangelo, ma specialmente nel mostrare la gioia in mezzo al dolore e nel mostrare che accetto con gioia la croce quotidiana. “Ma perché voi siete tanto contenti? Siete senza croci?” – “No, le accettiamo per amore di Gesù, le offriamo per amore di Gesù!”.