Amici miei, ci sono due mondi: il mondo soprannaturale e il mondo dove viviamo noi. Bisogna avere la forza di farne la sintesi e unirli insieme. Noi dobbiamo essere gli uomini di Dio che si innalzano e sanno unire il mondo di Dio con il mondo terreno, in modo da trascinare questo mondo verso quello divino. Per poter fare questo, bisogna che noi ci innalziamo un pochino da questa terra, bisogna che siamo pieni di Dio, che sappiamo parlare con Dio. Ma non possiamo parlare di Dio se non siamo stati con Dio.
Vorrei dire che dobbiamo moltiplicare le nostre attività, ma trovare anche il tempo per fare rifornimento di Dio. Dobbiamo equilibrare il tempo del rifornimento di Dio e il tempo dell’azione. Si tratta di mettere un po’ di ordine e io credo che, alla fine, in questo modo lavoreremo di più e renderemo di più.
Amici miei, il dinamismo esterno e le molteplici attività ci distraggono tanto ed è facile che a un dato momento diventiamo uomini di azione, ma non di contemplazione. Dovremmo essere dei “carmeli ambulanti”, ma minacciamo di essere troppo “ambulanti” e poco “carmeli”.
Allora bisogna che troviamo assolutamente il modo di armonizzare insieme l’aspetto contemplativo con quello attivo: organizziamo la nostra attività in modo che sia un vero agire insieme con il Signore più che un correre da una parte all’altra.
La conseguenza sarà che organizzeremo il nostro lavoro in modo che esso renda ancora di più, anzi lavoreremo ancora di più, con maggior intensità.
Penso che noi saremo ancora di più “ambulanti”, cioè organizzati nel nostro lavoro, se saremo capaci di essere dei “carmeli”. Il tempo che noi daremo al “carmelo”, cioè al nostro incontro con Dio, non farà diminuire l’azione.