San Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica: “Lavorate con le vostre mani, come vi abbiamo raccomandato”. (1Tess 4,11).

 

Ricordatevi: bisogna che lavoriamo! Vi lascio come ricordo questo principio: se un giorno si presentasse un benefattore e dicesse: “Non preoccupatevi, ditemi quanto vi occorre per mantenere la vostra Opera, e ci penso io!”, dovete lavorare lo stesso e fare carità con quello che guadagnate dal vostro lavoro, perché il Signore ha dato la legge del lavoro per tutti.

 

Ci sono le missioni che attendono aiuto, ci sono i poveri che avrete sempre con voi. Perciò dobbiamo essere persone che lavorano, che sudano, che si guadagnano il pane con il sudore della propria fronte.

 

Inoltre dobbiamo essere operosi, cioè non perdere tempo. Ricordatevi che del nostro tempo dobbiamo rispondere al Signore. Il Signore non è contento quando diciamo: “Beh, io il mio sei a scuola me lo sono preso”. Ma se potevi prendere sette, il Signore non è contento. “Ma io ho preso otto”. Se potevi prendere dieci, dovevi prendere dieci. “Io ho preso dieci a scuola e sono a posto”. No, perché se tu avevi tempo di fare ancora qualcos’altro, tu dovevi fare qualcos’altro. In altre parole, noi non dobbiamo essere dei mercenari: il mercenario fa quello che gli dice il padrone e poi basta. Il figlio di famiglia, quello che è di casa, lavora con il cervello di giorno e di notte, oltre che con le braccia. La casa è sua, i campi sono suoi, la stalla è sua, e perciò pensa e lavora anche lui con il cervello del papà e ce la mette tutta