Oggi si pensa troppo poco alle ultime realtà: morte, giudizio, Inferno e Paradiso. Io credo che la vera umiltà nasca proprio da queste meditazioni.

Le battaglie che voi sostenete adesso, le ho sostenute anch’io, ma tante volte le ho sostenute andando in cimitero alla sera, quando i cancelli erano chiusi. Allora, dinanzi a quelle tombe, cominci a vedere le cose un po’ diversamente, allora non ti abbatti dinanzi alle difficoltà o se qualcuno ti offende, allora prendi coraggio perché dici: “Beh, domani saremo in Paradiso”.

Amici miei, dobbiamo pensare alla morte, non per diminuire il lavoro, ma per lavorare più in fretta. Se vedete un temporale che sta venendo avanti, non dite: “Beh, già, fra poco arriverà il temporale!”, ma: “Presto, perché piove! Presto, ripariamoci!”.

Ebbene io vi dico di fare proprio così: il pensiero della morte, il pensiero che i nostri doni fra qualche anno o fra qualche giorno non ci saranno più perché saremo morti, non deve portare a un senso di scoraggiamento e di abbattimento, ma farci lavorare di più e pensare che siamo strumenti nelle mani di Dio. Però, per carità, non abbiate mai troppa fiducia di voi stessi, troppa stima di quello che il Signore vi ha dato. Torno a ripetervi: guardate che il Signore si serve degli umili. Ringraziate il Signore se avete un corpo sano, se avete un’intelligenza brillante, se avete dei doni naturali, ma guardate che il Signore si serve degli umili.