Oggi vi invito a considerare l’arco della vita che passa, anche riguardo alla malattia. Può capitarci improvvisamente una malattia e allora, “state preparati”! E mentre voi vi preparate a questo, state sicuri che toglierete via l’io.
In Guatemala, ai maialini che girano per le strade, mettono un pezzo di legno di traverso perché non possano entrare nelle siepi. Il nostro io è come quel pezzo di legno: e con l’io non si entra in Paradiso! I superbi non entrano in Paradiso!
E allora bisogna pensare alla morte per poter togliere questo impedimento e domandarci continuamente: “Se io morissi in questo momento che farei? Avrei ancora qualche ostacolo?”. Tante volte abbiamo giustamente insistito sulla purezza, perché non si può entrare in Paradiso impuri, ma si entra ancor meno in Paradiso se si è superbi: è un impedimento che, forse, tante volte non consideriamo sufficientemente, e superbia ne abbiamo tutti.
Quante volte al mattino, quando mi alzo, mi chiedo: “Questa sera andrò a riposare in un letto o sarò dentro a quattro assi di legno?”. Amici, bisogna pensarci a queste cose perché si tratta dell’eternità. Dinanzi a queste cose passano tutte le manie di grandezza che abbiamo. È chiaro? E allora a un dato momento ti metti a dire: “Bisogna che costruisca di più per l’eternità, perché è l’unica cosa che resta!”. Guardate che o di malattia o di incidente moriremo tutti, non il cinquanta per cento, tutti! Fra cento anni saremo partiti tutti!