Ah, figlioli, attenti perché i compiacimenti umani fanno perdere la testa. Perché? Perché se non siamo preoccupati di piacere a Dio, naturalmente saremo preoccupati di piacere agli uomini. Mentre io parlo a voi, è impossibile che non cerchi di piacere a qualcuno. Se una torta mi riesce bene è inutile che dica che per me è indifferente; se mi riesce bene sono contento di fare bella figura, non c’è niente da fare. Se le cose vanno bene, siete contenti, se vanno male, dispiace fare brutta figura. Questo vale per don Ottorino, vale per il Papa, vale per tutti gli uomini che sono sopra la terra.

 

Se uno dice: “Ma, io resto indifferente!”, ditegli che è un bugiardo perché quando le cose vanno bene si è contenti e quando capita una brutta figura la si offre al Signore, ma si sente la sofferenza. Sarebbe come dire che quando uno soffre con gioia per amore del Signore non sente neanche la sofferenza. Ma quello è un insulso: se prendo uno schiaffone, mi fa male. Anche Gesù nell’orto ha pregato: “Padre, se vuoi, passi questo calice”, e questo vuol dire che gli faceva male. La croce è sempre croce, la sofferenza è sempre sofferenza…