È chiaro che quando si fa un’azione, si cerca l’approvazione di qualcuno: è umano!  Anche se non ce ne accorgiamo, è naturale che quando facciamo un’azione siamo preoccupati di piacere. È inutile cercare di liberarsene; nelle azioni è umano cercare di piacere agli altri, sentire la gioia quando queste riescono bene. Non dobbiamo scoraggiarci per questo. Anche la mamma, quando il marito e i figli vanno a mangiare, è contenta se mangiano di gusto.

 

Quello a cui bisogna stare attenti è cercare, sì di piacere, ma mettendo una persona al primo posto: Nostro Signore. Ecco la santità! Non vi dico di soffocare la natura umana o di cambiarla; lasciamola come il Signore ce l’ha data, ma mettiamo al primo posto il Signore.

 

E perciò io cerco di piacere al Signore, il quale vuole che io cerchi di piacere anche agli altri; prima accontento Lui, e accontentando Lui sono contenti anche gli altri. In pratica: cercare di piacere a Dio, cercare di essere in relazione con Dio, di fare la volontà di Dio, di essere in contatto continuo con Dio, altrimenti, è facilissimo umanizzare il nostro lavoro. Cioè nel nostro lavoro è facile che, senza accorgerci, si cominci, un pochino alla volta, a essere preoccupati di piacere alle persone più che a Dio.