Quando io dico che bisogna tenere presente l’arco della vita, voglio dire questo: non soltanto tenere presente che le gambe a un dato momento non reggono più, che il corpo insomma non cammina più, ma intendo parlare anche dell’intelligenza.

Perciò, quello che abbiamo, pensiamolo come cosa alla quale non dobbiamo attaccarci. Io vorrei quasi considerarlo come una casa in affitto, non una casa nella quale ci resteremo per sempre.

A un dato momento nessuno può dire: “Questa è casa mia”, perché la mia casa è il Paradiso, la nostra casa è quella dove abiteremo eternamente, è il Cielo! Perciò questo benedetto corpo che noi abbiamo, l’intelligenza che noi abbiamo, dobbiamo considerarli come dono di Dio e non sentirci superiori agli altri perché siamo venti centimetri più alti degli altri, o perché abbiamo le gambe più forti degli altri, o perché siamo più resistenti degli altri, o perché abbiamo più intelligenza degli altri, o perché comprendiamo meglio le cose. Sono doni di Dio, e perciò non dobbiamo insuperbirci se li possediamo.

Io, un bel giorno, dovrò morire e apparire dinanzi al giudizio di Dio e mi porterò nella valigia soltanto i meriti. Tutte le incensazioni del mondo, gli atti di superbia, i trionfi e le lodi che ho cercato, non valgono niente! Che io possa aver avuto anche dei momenti di trionfo, va bene, ma l’essenziale è che io faccia tutto per il Signore e solo per il Signore.

E quando sopraggiungesse un momento di superbia, perché forse abbiamo qualcosa più di un altro, pensiamo che questo è un dono che ci è stato dato da Dio e che, fra un po’ d’anni, andrà a finire in un sepolcro.