Nelle famiglie a volte capita che marito e moglie si tengano il broncio. Giunge una persona e si mostrano sorridenti. Si richiude la porta: cambia registro e torna la… marcia funebre, torna un’altra volta il temporale. Sono atteggiamenti da matti, roba da matti!Tante volte noi vorremmo ridurre tutto secondo il nostro modo di pensare. Supponiamo d’essere in una casa e di voler dare la tinta verde ad una stanza: gli altri non sono d’accordo e allora ne facciamo una malattia. Perché vogliamo perdere la pace per quella sciocchezza? Bisogna saper cedere e offrire al Signore. L’unità è la prima cosa da raggiungere a qualunque costo e per la quale bisogna essere pronti a pagare di persona tutto il prezzo. Per avere la carità bisogna donare un litro di sangue? Beh, se è possibile e siamo in quattro, diamone un quarto di litro ciascuno; se non è disposto nessuno, lo dono io. Dobbiamo essere pronti, disposti a pagare di persona tutto il prezzo, purché si conservi la carità e l’unità. Naturalmente questo costa! Ecco allora la preghiera: “Signore, io ce la metto tutta, ma se non è possibile… Padre, se tu vuoi…, sia fatta la tua vo­lontà!”. In altre parole: bisogna partire disarmati. C’è uno che ha un certo difetto, un suo modo particolare di fare? È difficile andar d’accordo con lui? Si parta con l’intenzione di aiutarlo per mezzo della correzione fraterna, ma si inserisca sempre nella preghiera: “Signore, se è tua volontà che resti così, che sia motivo di penitenza per me, di penitenza per gli altri, sia fatta la tua volontà!”. Sempre avremo croci, perciò chiediamo pure al Signore che ce ne liberi, ma mettiamo sempre questa firma in fondo alla nostra richiesta: “Signore, sia fatta la tua volontà!”.