Amici miei, bisogna abituarsi a pregare bene, bisogna abituarsi a preparare il cuore prima della preghiera. È importante, per mettersi in clima di preghiera, prestare attenzione all’invito “Preghiamo”. L’invito deve servire proprio per stimolarci, quasi un incitamento, una scossa per elevare l’animo: “Ehi, guardate che è qui il Signore, preghiamo!”. Tocca a noi fare questo sforzo!
Dopo ci sarà sempre la natura umana che tira giù perché “lo spirito è pronto, ma la carne è debole”, per cui ci vuole sempre uno sforzo personale per pregare.
Invece di dire dieci “Padre nostro”, diciamone uno solo, ma sforzandoci di dirlo bene, pensando a quello che stiamo recitando e facendo un atto di fede nella presenza di Gesù che è presente, e allora recitando con lui il “Padre nostro” siamo in due a pregare.
Quando diciamo “Padre nostro”, sentendo Gesù accanto, viene naturale dire ‘nostro’, e si pensa al Padre che è nei cieli, e si dice: “Padre, se non vuoi guardare alle mie miserie, guarda alla santità di Gesù, perché siamo in due a pregarti”. Forse il Padre non apre la porta davanti a noi, ma dinanzi a Gesù l’apre di certo. Non si può recitarlo meccanicamente, alla buona, perché allora non è possibile seguire con il pensiero e con il cuore quello che si dice.
Quando dite una preghiera, ditela adagio, fermatevi, vorrei quasi dire, meditatela. Sarebbe già qualcosa recitare così almeno un “Padre nostro” al giorno, adagio, meditando, pensando, con il cuore e con amore!