Ciascuno di noi, che si è offerto al Signore, è stato riconsegnato a se stesso dal Signore. Come la Madonna ha portato Gesù al tempio e poi le è stato riconsegnato, così anch’io sono stato riconsegnato a me stesso, ma non sono più di me stesso: sono in mano mia, ma sono proprietà del Signore e perciò io devo curarmi come cosa del Signore. Per questo bisogna conciliare due aspetti: primo devo rispettare il mio corpo, perché deve servire a Dio; perciò devo nutrirlo, non fargli fare strapazzi e cercare che stia in buona salute perché possa servire bene il Signore. E poi non devo idolatrare il mio corpo, non devo, insomma, rispettarlo in modo da fermarmi due ore prima di sudare, o da portare appena il dieci per cento di quello che potrei portare. Riguardo al corpo bisogna avere la forza di vincere noi stessi; in certi momenti bisogna anche saper trascurare un pochino il proprio corpo, occorre non perderci dietro a piccole magagne, a piccole stupidaggini; qualche volta dovremo agire anche eroicamente. Quante mamme si alzano presto al mattino… Quanti industriali si alzano con la febbre addosso, con il mal di testa o con il mal di denti! Perché? La mamma lo fa perché c’è la famiglia da mandare avanti, l’industriale perché bisogna mandare avanti l’industria. E forse noi, tante volte, per un po’ di mal di testa diciamo: “Ah, stamattina non vado al lavoro; ho dormito poco stanotte, stamattina sto a letto!”. Amici miei, state attenti! La nostra vita può portarci facilmente a divenire dei pigri, della gente immortificata che cura troppo il corpo e non si sacrifica sufficientemente per gli altri. E, forse, non vogliamo essere scomodati, idolatriamo un pochino il nostro corpo. Io non voglio che arriviate all’eccesso opposto come qualche santo che ha fatto penitenze esagerate, però, piuttosto di arrivare a quel punto, arrivate a questo