Figlioli miei, fa impressione sentire che sei chiamato da Dio, che non ti appartieni più, perché dal giorno in cui Dio ti ha chiamato non sei più tuo.

 

Dio ti ha chiamato dalla tua terra, ti ha strappato fuori: “Tu mettiti nelle mie mani: la tua bocca è la mia bocca, le tue mani sono le mie mani, il tuo cuore è il mio cuore, la tua testa è mia!”. Perciò io devo pensare con Gesù, io devo parlare in nome di Gesù, io devo agire in nome di Gesù.

 

Questo è quello che dobbiamo fare, figlioli; ecco che cosa vuol dire essere chiamati, ecco la dignità della nostra vocazione: essere nelle mani di Gesù, essere suoi, frumento nelle sue mani.

 

Il Signore vuole uomini così, figlioli, uomini che si sono gettati nelle mani di Dio, che possono dire veramente il “sì io vivo, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me” (Cfr. Gal 2,20). “A me non importa più niente del mondo, delle cose del mondo; i piaceri del mondo, gli onori del mondo a me non interessano. Signore, ricordati che a me interessi tu! Le cose del mondo non mi interessano più. A me interessi solo tu, crocifisso, e a me interessa portare te in mezzo agli uomini, farti conoscere, Signore, farti amare da tutti. Questo interessa a me: parlare in nome tuo! Questa lingua è tua, questo mio corpo è tuo; io voglio parlare in nome tuo, Signore!”.

 

Quello che è necessario è che siate uomini del Signore, solo del Signore e che sentiate di essere uomini del Signore.