Figlioli miei, noi dobbiamo sentire, vorrei dire, la fame
delle anime, sentire proprio il dovere di dare Cristo ai fratelli;
dobbiamo essere come un lupo quando è preso
dalla fame e vede un agnello. Diceva San Paolo: “C’è
uno che sia malato e che non lo sia anch’io?”. Se sappiamo
che c’è una persona in peccato mortale, dovremmo
rigirarci nel letto tutta la notte. Figlioli miei, bisogna
che entri in noi questa sensibilità apostolica.
Non dobbiamo pretendere che questa sia un cosa che
venga spontaneamente, come quando uno sente voglia
di cantare e si mette a cantare. C’è un dovere, e il dovere,
figlioli, costa! Io devo fare questo e perciò lo devo fare
pensandoci sopra e senza pretendere di ottenere la soddisfazione
da questo mio dovere. Tante volte noi diciamo:
“Ah, quella cosa non la faccio perché non ci trovo
gusto”. Questo non procura gusto, cari miei!
Quando San Paolo andava ad evangelizzare e gli tiravano
i sassi addosso e lo lasciavano sotto i sassi, o lo prendevano
in giro all’areopago, non trovava certamente
gusto. E voi non pretendete sempre i trionfi, non pretendeteli!
Più di una volta vi diranno: “Bene, bene; di queste
cose ne parleremo un’altra volta!” (Cfr. At 17,12); ve lo diranno,
o ve lo faranno capire, o non verranno ad ascoltarvi.
Finché parlerete di cose piacevoli, verranno, ma cominciate
ad aggiungere un pochino di catechismo e vedrete!
Dobbiamo avere dentro di noi questo ardente desiderio di
portare Cristo ai fratelli, ma senza pretendere di sentire
gusto nel farlo, perché servire è sempre pesante e il
nostro compito è quello di servire.