UNA GRANDE OPPORTUNITÀ

Questo tempo ci sta restituendo la ricchezza di poter vivere nelle nostre famiglie la preghiera con la Parola di Dio e fa rinascere in noi un desiderio intenso di Eucaristia e comunità

Sino a qualche mese fa ci capitava spesso di constatare che i ritmi frenetici della nostra vita, spesa tra lavoro e impegni familiari, ci stavano togliendo l’essenziale, il valore delle vere relazioni perché il tempo non ci bastava mai e continuavamo a desiderare di trascorrerne un po’ di più a casa  per riposare o semplicemente rilassarci in famiglia.

Oggi invece che a casa siamo costretti a starci, risulta normale pensare e ripensare a tutto quello che stavamo inconsapevolmente perdendo e buttando al vento, perché le restrizioni imposte dalla pandemia hanno interrotto abitudini e messo a nudo le nostre certezze di sempre, prima fra tutte l’Eucaristia, per noi scontata, che invece resta in molte parti del pianeta spesso solo un desiderio, per la mancanza di sacerdoti.

Questo della pandemia è un tempo di potatura per crescere e non dare nulla per scontato: pur assistendo inermi a vite stroncate sotto gli occhi impotenti degli stessi sanitari o delle famiglie di appartenenza, ci sta nel frattempo restituendo ciò che ci siamo scordati di possedere, ossia i legami, gli affetti, il potersi guardare negli occhi, ma soprattutto la ricchezza di poter vivere nelle nostre famiglie la preghiera, la parola di Dio e far rinascere in noi un desiderio intenso di Eucaristia e comunità.

Noi laici, riscoprendoci sacerdoti della famiglia, presidenti di celebrazioni domestiche stiamo mettendo in pratica, di fatto, quel triplice munus (funzione) sacerdotale, profetico e regale di Cristo cui partecipiamo tramite il battesimo.

In questo isolamento in cui ci siamo sentiti catapultati, lo Spirito ci suggerisce di riscoprire il sacramento del matrimonio, in forza del quale le nostre case, per la presenza costante di Cristo nella relazione consacrata degli sposi, sono una piccola Chiesa domestica: approfittiamo di questo tempo un po’ strano per accogliere e vivere lo Spirito nelle nostre case e riscoprire la ricchezza e il dono di Gesù, che abita con noi.

Nelle famiglie, infatti, gli sposi garantiscono la presenza di Gesù ventiquattro ore al giorno, che rimane con loro ed è presente in casa non solo quando sono riuniti e pregano, ma in ogni istante, come papa Francesco sottolinea in Amoris Laetitia al n. 67: “Cristo Signore viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio e con loro rimane”.

Le famiglie stanno mettendo in campo tutte le migliori risorse umane e spirituali per superare i propri limiti in una convivenza forzata h24 alla quale ormai non erano più abituati, perché cresciuti con lo stereotipo dei genitori che lavorano tutto il giorno e si ritrovano a mala pena la sera, e stanno riassaporando la gioia ed il conforto della vita comune, pur con tutte le difficoltà che la convivenza comporta.

Dobbiamo tenere ben presente che gli sposi sono il segno del Mistero pasquale che si celebra in ogni Eucaristia, “sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce” (Amoris Laetitia, n. 72), sono l’annuncio incarnato in una quotidianità fatta di piccoli gesti, che esprimono il dono di sé, come ha fatto Gesù.

Quando torneremo a incontrarci nelle nostre parrocchie, una nuova sfida pastorale da cogliere sarà quella di non perdere la preziosità di una significativa ritualità familiare, non alternativa ma complementare a quella nella chiesa parrocchiale.