EDITORIALE

RIPARTIRE O RISORGERE?

Carissimi,

ora che per lo meno la paura del Covid si sta affievolendo nonostante che il pericolo sia sempre in atto, la tentazione è comunque quella di stare a valutare i danni subiti con tanta virulenza e di continuare a piangerci addosso, commemorando le ferite ricevute. Corriamo il rischio di una lettura pagana degli eventi, una lettura senza speranza di futuro che si ferma solo a quello che abbiamo sofferto e perduto. Ma può il “credente”, colui che sa di essere dentro un progetto di amore del Padre, mettere da parte la dimensione di fede e non alzare gli occhi al Cielo per intravvedere l’aurora di qualcosa di originale, quasi il parto di una realtà nuova?

Riandando al passato, troviamo che i momenti più tragici della vita della Chiesa hanno prodotto sempre un’ondata di vitalità rinnovata, quasi uno tsunami di santità e di iniziative religiose e sociali che hanno reso migliore il volto della Chiesa stessa. E questo come frutto dello Spirito che ha fatto sorgere, proprio nella difficoltà, profeti illuminati, capaci di immergersi nel futuro di Dio.

Anche oggi sono sorti dei profeti, ma purtroppo più di sventura che di speranza, i quali si preoccupano di tener viva la nostalgia del passato, ritenuto quasi un assoluto anche nella forma. Sono i cristiani del torcicollo, che guardano solo indietro e vivono come missione l’impegno di riportare le cose come erano prima del Covid.

Come credenti, dobbiamo saper leggere quanto stiamo ancora vivendo con obiettività sia nel suo aspetto negativo che in quello positivo. È negativa la secolarizzazione in atto che porta a una riduzione numerica di cristiani, nonché a un abbandono di riti e celebrazioni. Come aspetto positivo però abbiamo toccato con mano la superficialità della nostra “pratica” religiosa e sentiamo crescere in noi l’urgenza di superare una fede trasmessa per tradizione, per dare posto a un cristianesimo di convinzione, passando quindi dall’essere cristiani per nascita a cristiani convertiti dentro. “Cristiani non si nasce, ma si diventa” diceva Tertulliano.

Ripartire quindi o risorgere? Ripartire è sinonimo di fotocopia del passato, seppure confezionato con carta nuova, risorgere vuol dire vivere la stessa fede genuina dei padri scoprendo però forme più rispondenti all’oggi che viviamo. Di certo d’ora in poi qualcosa dovrà cambiare. In meglio o in peggio? Dipende da noi. Dipende da quanto crediamo che la fede non si identifica con le tradizioni e i riti conservati rigidamente, ma che è un incontro personale e cosciente con Dio.

Davanti a una società che ha perso il senso del soprannaturale e che conta solo su quello che si vede e si può misurare, noi cristiani abbiamo la missione di presentare con il nostro stile di vita il Dio dell’amore, il Dio della vita, il Dio della gioia e della speranza, il Dio vicino ad ognuno senza fare distinzione di colore o di razza, e nemmeno di bontà o di peccato: il Dio di sempre che ci ama fino a morire per noi.

È il momento pertanto di aprirci allo Spirito di Dio e riascoltare alla sua luce cosa Lui vuole far sorgere dalla cenere prodotta dall’uragano Covid, mettendoci a Sua completa disposizione.

Buon cammino nella speranza.