MARIA

È un buon momento per interrogarci anche sull’immagine di Maria, la nostra buona Mamma, come la chiamava don Ottorino.

Facciamo l’esercizio di pensarla senza i grandi titoli che le abbiamo dato nei secoli. Andiamo a Nazareth nella città dove abitava. Rimarremo affascinati dalla sua semplicità, dalla gioia con cui ci accoglie e ci invita a entrare in casa sua. È una donna in carne e ossa! È una mamma, è una sorella, è una cugina, è una vicina di casa, è una donna che conosce la vita del suo paese e la sua gente e, soprattutto, alleva il figlio di Dio Gesù, che impara da lei la fiducia nella Parola e la disponibilità alla volontà del Padre.

Maria di Nazareth, spaventata dalla notizia inaspettata e interrogandosi su ciò che non capiva: “Come potrà succedere questo?”. Fiduciosa nella Parola: “Avvenga di me secondo la tua Parola”.

Con queste caratteristiche così umane, mi chiedo quando è stato che l’abbiamo messa su un trono e con una corona? Perché tanti titoli? Quando ti abbiamo allontanato così tanto dalla nostra realtà di compagne di cammino, compagne di lotta? Forse perché facciamo fatica a credere nella forza della “piccolezza”, forse perché la tua vita semplice ma impegnata solleva domande a cui abbiamo paura di rispondere. Hai vissuto in un tempo in cui le donne “non si contavano” (Mt 14,21). Eppure sei diventata la donna che con un sì ha cambiato la storia e questo nessuno ha mai potuto metterlo sotto silenzio.

Forse è per questo che ti abbiamo posto su un trono in modo che la tua presenza vicina non ci scomodi. Tuttavia, proprio come è successo a Nazareth, continui a scomodare gli uomini e le donne che credono nel Regno, che confidano nella Parola che ti è stata annunciata. Non sei rimasta con le braccia incrociate, e nemmeno ora, perché il tuo “Sì” continua a risuonare nella storia, il tuo coraggio continua ad accompagnare coloro che credono e con te tanti e tanti di noi possono dire: “L’anima mia proclama la grandezza del Signore”.

Avviciniamoci a Maria, con la fiducia con cui ci avviciniamo ai nostri migliori amici, chiediamole come le piace essere chiamata, come le piace essere ricordata. Potremmo rimanere sorpresi.

“Che Maria sia sempre la vostra Mamma” (don Ottorino.

Beatriz Ramírez Martinez, sorella nella diaconia