Si devono riconoscere con semplicità i doni del Signore. Sarebbe una scortesia verso il Signore che ce li ha dati, dire: “Ah, non mi ha dato niente!”. “Come, non ti ho dato niente? Ti ho dato questo, quello…”.

 

Ad esempio: a uno do 10.000 lire. Lo incontro fuori casa e gli chiedo: “Hai soldi?” – “No, non ho niente”, mi risponde. “Ehi, stupido, ti ho dato 10.000 lire!” – “Beh, sì, veramente…”. Devi dire che ti ho dato 10.000 lire; mi fai fare brutta figura. Sii onesto con chi te li ha dati.

 

Sarebbe come se uno che è bravo a cantare dicesse: “Ah, io non me ne intendo affatto di canto”. Dirai che il Signore ti ha dato dei talenti e potrai aggiungere che qualche volta avrai sbagliato qualche nota, che ci sarà stata qualche dissonanza nella esecuzione, ma pazienza. Siamo sinceri: dite quella che è la verità.

 

“Allora, mi faccio stampare il mio biglietto da visita con tutte le doti che ho: professore di santità, dottore, eccetera”. No! Non facciamo gli ipocriti!

 

Ricordate la falsa umiltà di quella donna che diceva: “Oh, preghi per me, padre, perché sono una povera peccatrice.” – “Sì, cara, lo so.” – “Che cosa può dire lei di me?”.