IN UNA FAMIGLIA CI SI FORMA INSIEME

Nella Famiglia di don Ottorino sta crescendo un concetto di formazione non a senso unico, ma circolare, in un rapporto di reciprocità tra le varie vocazioni e legato alla vita di tutti i giorni.

Don Ottorino quando ha pensato agli amici ha pensato subito anche alla loro formazione. Questa rivista “Unità nella carità” è nata per loro non solo perché essi potessero essere fatti partecipi della vita della Congregazione e coinvolti nei suoi progetti, ma anche perché essa potesse veicolare dei contenuti formativi destinati appositamente a loro. Tra essi l’Impegno di Vita era uno dei punti forza. La rivista proponeva le frasi del Vangelo da vivere nei mesi successivi, accompagnati da un commento, come si fa anche adesso.

Per gli amici, poi, aveva formulato dei dettagliati programmi formativi, diversi per gli amici e per i collaboratori, quest’ultimi corrispondevano agli amici con promessa oggi.

Era una formazione che partiva dai religiosi ed era destinata ai laici. Oggi, invece, sta crescendo sempre di più un concetto di formazione non a senso unico, ma circolare. Come scrive, Fabio Ciardi, un grande esperto della storia della vita religiosa: “Può succedere che siano i laici a coinvolgere i religiosi e le religiose e ad aiutarli anche nel loro cammino spirituale e pastorale, come affermava parecchi anni fa l’Esortazione postsinodale Christifideles laici: “… gli stessi fedeli laici possono e devono aiutare i sacerdoti e i religiosi nel loro cammino spirituale e pastorale” (n. 63). La comunione e la reciprocità nella Chiesa non sono mai a senso unico”.

E aggiunge: “Non è facile attuare tutto ciò. A volte i laici che condividono un carisma aspettano passivamente di ricevere dalle persone consacrate sia l’alimento spirituale sia le direttive per la collaborazione apostolica. D’altra parte i laici hanno la possibilità di sperimentare il carisma in contesti spesso preclusi alle persone consacrate e quindi possono evidenziare aspetti ancora non pienamente sviluppati. Hanno inoltre un occhio “esterno”, rispetto alla comunità di consacrati, che consente di vedere cose che chi ci vive dentro non vede o percepisce in modo diverso. È evidente in tutto questo una opportunità che, nel dono reciproco, può arricchire entrambi.”

Questa reciprocità favorisce quella che potremmo chiamare la “condivisione formativa”, nel senso che “ci si forma insieme”, e questo mette in atto veramente una formazione altra, che diventa la formazione di tutti sia religiosi che laici.

Su questo versante in questi ultimi anni ci si è incamminati decisamente come Famiglia di don Ottorino, nella quale è emerso un desiderio comune di fare un salto di qualità, a partire dalla centralità delle relazioni, dal desiderio di condividere la vita come stile che ci caratterizza e crea unità, nella ricerca di un confronto sempre maggiore tra le varie vocazioni e generazioni. Tale formazione deve essere proposta alla Famiglia nella sua integrità, deve aiutare a riconoscere il carisma come un modo specifico di vivere il Vangelo e come uno strumento di evangelizzazione, evitando di percepire la formazione come un ‘pacchetto’ estraneo al vissuto ordinario della vita di tutti i giorni. Strumento per questo cammino sono state la varie “soste a Betania”, incontri di tre giorni fatti con una metodologia altamente partecipativa e comunionale, da religiosi, sorelle nella diaconia e amici insieme.

Luciano Bertelli