Papa Francesco il 3 ottobre si è recato ad Assisi per firmare la sua lettera enciclica sulla fratellanza e l’amicizia sociale. Il padre Mauro Gambetti, guardiano del Sacro Convento, che era allora cardinale in pectore, ha descritto quell’importantissimo avvenimento con queste parole: “Il giorno del transito di San Francesco il Papa ci dona l’enciclica che, come una nave, può traghettare questo nostro mondo verso un approdo di pace e felicità piena, per tutti”.

La firma è avvenuta di pomeriggio in forma semplice e familiare, in perfetto stile francescano. Prima di arrivare Papa Francesco ha approfittato per visitare a sorpresa il monastero delle Clarisse di Vallegloria a Spello. All’arrivo ad Assisi ha celebrato la Messa sull’altare della tomba di San Francesco senza fare l’omelia, ma rimanendo per diversi minuti seduto in profondo raccoglimento. Alla fine nel momento della firma ha voluto vicino a sé don Paolo Braida,  responsabile delle traduzioni e dei discorsi del Papa, e due dei traduttori dell’enciclica dall’originale spagnolo per dire grazie a tutti i suoi collaboratori. Prima di andar via, Francesco ha salutato i frati del Sacro Convento nel chiostro, intrattenendosi con loro per una ventina di minuti e gustando il mate preparato per lui dall’economo padre Jorge, naturalmente argentino. Ha dato un saluto e un incoraggiamento anche alla sindaco di Assisi Proietti: “Vada avanti e preghi per me”, le ha detto. Intorno alle 16.30 il corteo papale ha lasciato il Sacro Convento, attraversando le strade di Assisi tra gli applausi dei fedeli.

Clima e gesti semplici e familiari per una grandiosa enciclica, su cui si dovrà riflettere a lungo. Grazie, papa Francesco.

(A cura di L. B.)